Cortina primo giorno: forcella Lerosa-Rifugio Biella-Sentiero 3-Val Chenopi

Giro del 21/08/2013 (resoconto di Eddie)

Tipo percorso: AM estremo ad anello
Distanza: 53 km
D+: circa 2000 m
Tempo: circa 7 ore + soste
Partecipanti: Eddie e Marco+

L’itinerario che vado a descrivervi è adatto solo ed esclusivamente a chi abbia un’ottima preparazione tecnica e fisica, esperienza di escursioni in alta montagna, spirito di avventura, non disdegni di spingere e portare in spalla la bici e soprattutto non soffra di vertigini e sia in grado di affrontare tratti esposti attrezzati a ferrata con la bici in mano.
Non voglio spaventare nessuno con questa premessa, ma visto quanto è capitato a noi non voglio che nessuno si metta in una situazione analoga senza esserne preparato.

Ma veniamo al racconto di questa avventura, è una splendida giornata di sole e dopo una bella levataccia arriviamo a Cortina e lasciamo l’auto all’hotel Al Larin che ci ospiterà per la notte successiva. Alle 9 del mattino siamo già in sella alle nostre bici.
L’aria frizzante del mattino ci risveglia l’entusiasmo di quello che ci aspetta mentre percorriamo la ciclabile sterrata in direzione Dobbiaco. Chiacchierando scaldiamo la gamba con la leggera pendenza di questo piacevole percorso tra i boschi. Dopo 10 km abbandoniamo la ciclabile e imbocchiamo la salita su carrareccia un po’ scassata che da quota 1500 ci porterà in poco meno di 5 km a quota 2020m alla forcella Lerosa. L’altitudine si sente già e accolgo ben volentieri la discesa che ci porterà a malga Ra Stua a quota 1660m. Volendo si poteva arrivare qui anche facendo la strada asfaltata, ma in agosto è molto trafficata e abbiamo preferito allungare un po’ il percorso per stare offroad e in tranquillità.
Compro una puccia con speck e formaggio, due morsi al volo, la ripongo nello zaino per dopo e iniziamo la salita verso il rifugio Biella. Per il primo km ci sono parecchi escursionisti a piedi a rallentare la nostra marcia, poi la situazione migliora decisamente. Imbocchiamo la val Salata e la pendenza si fa dura, durissima, il fondo è smosso e la ruota posteriore slitta spesso. Io faccio qualche tratto a spinta, Marco anche se con qualche sosta riesce a farla tutta in sella!
Prima di arrivare al rifugio Sennes prendiamo a destra verso il rif. Biella.Poco dopo il panorama cambia decisamente, diventando tipicamente quello di alta montagna con poca vegetazione e molto roccioso. Lo spettacolo della Croda del Becco che ci si pone davanti è mozzafiato! Arriviamo così al rifugio Biella a quota 2327m dove ci fermiamo una mezzora per un panino, un caffè e per riprendere le forze dalla lunga salita.
Ripartiamo direttamente con la bici sulle spalle in perfetto stile “portage” per raggiungere la forcella della croda del becco. Ci impieghiamo circa 15 minuti, il panorama che ci circonda ripaga abbondantemente della fatica. Da qui si può partire per l’ascesa alla cima della croda del becco da fare a piedi, ma noi proseguiamo imboccando il sentiero 3 in discesa tra le pietre accanto al ghiaione. Questo tratto piuttosto impervio preferiamo farlo quasi tutto a piedi. Una volta usciti dal ghiaione la situazione sembra più pedalabile, salvo continue interruzioni dovute a cumuli di pietre difficilmente valicabili in sella che ci costringono a salire e scendere spesso dalla bici. Così facendo a ritmo piuttosto lento in prevalenza in discesa, ma anche con qualche breve rilancio in salita si arriva a degli alpeggi dove pascolano beatamente vacche e pecore. Qui un agnellino è caduto in un abbeveratoio e tutto zuppo cerca invano di uscire da questa vasca. Così compiamo la nostra buona azione del giorno afferrandolo di peso e tirandolo fuori. Se fosse rimasto li dentro con l’arrivo della notte e il calo delle temperature sarebbe probabilmente morto.
Una breve ripida discesa ci porta a malga Cavallo recentemente ristrutturata e veramente bellissima.
Si sta facendo tardi, sono già passate le 16.30 e dobbiamo muoverci alla svelta, non è il caso di trovarci al buio dispersi tra i monti. Riempiamo le borracce e ripartiamo subito.
Il sentiero si fa molto stretto ora, è praticamente scavato su una parete a volte molto inclinata, a tratti ciclabile, ma con il rischio che un piccolo errore ci faccia finire di sotto, quindi noi scegliamo prevalentemente di camminare. Improvvisamente un grosso boato squarcia l’aria, alziamo gli occhi e vediamo che dalla croda rossa si è staccata una grossa frana, un bel masso grosso grosso rotola giù e solleva un gran polverone seguito da un rumore assordante di sassi che rotolano. Il sentiero che stiamo percorrendo passa proprio li sotto e siamo in dubbio se continuare o meno, poi valutato che è più lunga tornare indietro proseguiamo anche se piuttosto preoccupati.
Alcuni tratti sono attrezzati con le catenelle a cui aggrapparsi in perfetto stile ferrata, in questi casi la bici è veramente d’impaccio e va tenuta per il telaio a penzoloni sul precipizio. Il panorama è stupendo, siamo solo noi e la montagna, peccato che il sentiero richieda tutta la concentrazione disponibile, quasi mi perdevo la vista in lontananza delle tre cime di Lavaredo.
Dopo quasi un’ora e mezza il sentiero riprende una dimensione quasi normale anche se ci aspettano ancora un po’ di tratti impedalabili. Finalmente giungiamo in Val Chenopi, qui tutto torna a misura di biker medio e in breve tempo con una piacevole discesa su sentiero e single track giungiamo a passo Cimabanche per riprendere la ciclabile su cui rientriamo al nostro hotel ormai alle 19.45 decisamente stanchi e affamati ma contenti di aver portato a casa la pelle anche stavolta.

Personalmente non disdegno di mettermi la bici sulle spalle e fare qualche tratto a piedi, ma in questo giro oltre all’eccessivo tempo passato a spingere, il rischio di farsi male è stato un po’ troppo alto.
Consapevolmente a quello che si va incontro è un giro lungo e impegnativo da affrontare preparati adeguatamente magari con attrezzatura da ferrata nello zaino(imbragatura e cordini con moschettoni), dove spesso si scende dalla bici e a volte si è costretti a caricarsela sulle spalle, con parecchi tratti esposti e passaggi difficili. Buona avventura!